War Requiem, Vasily Petrenko, Orchestra e Cori dell’Orchestra Sinfonica di Milano

War Requiem diretto da Vasily Petrenko - Orchestra Sinfonica di Milano 2023
https://sinfonicadimilano.org/it/eventi/2022-23/war-requiem/923

Monumento soggiogante dell’arte musicale, il War Requiem di Britten non è di frequentissima programmazione, anche se non è desueto incontrarlo nelle stagioni delle orchestre sinfoniche più illuminate e rispettabili.

L’Orchestra Sinfonica di Milano, dalla sua nascita nel 1993, l’ha programmato tre volte, l’ultima il 10 e 12 marzo, con la presenza di Vasily Petrenko che ha sostituito Robert Trevino ammalato (e da Trevino ha avuto pubblici ringraziamenti per aver accettato un cambio in corsa non dei più banali).

Esordiamo subito col dire che niente nella sostituzione è andato perduto e, forse, qualcosa si è guadagnato, ascoltando un interprete molto attivo in Inghilterra, Germania e paesi nordici, ma un po’ meno in Italia, in grado in pochissimi giorni di costruire un’interpretazione del capolavoro di Britten facendo suonare l’orchestra come padreterni, con equilibri impeccabili tra le diverse masse corali e un suono ricco e insieme morbido in tutta l’escursione dinamica, la cui origine nella scuola pietroburghese di Ilya Musin e Iuri Temirkanov è ancor più che evidente, lapalissiana.

La visione di Petrenko sul Requiem è stata di un nichilismo senza alcuna speranza, conducendo il racconto del male dell’uomo verso come possibile e unica catarsi solo il sonno, il dormire per sempre. Si è sempre discusso sull’ambivalenza del War Requiem, con la sua dialettica tra il corpus latino della Messa per i Defunti e le poesie laiche di Owen, come fosse un pendolo tra una redenzione possibile e un nichilismo senza scampo. In realtà la struttura stessa della partitura, con le poesie che commentano sempre la Messa, mai il contrario, evidenzia come Britten (assolutamente non credente) indichi in Owen la lente intepretativa attraverso cui leggere le sequenze latine. Così è stata la lettura di Petrenko, un tono bello e soggiogante per raccontare l’orrore dell’uomo, non a immagine di Dio, ma a immagine di Satana e del suo immenso e seduttivo fascino.

Orchestra e Cori al di sopra di ogni lode, con una menzione particolare ai meravigliosi ottoni, impeccabili e lucenti nelle loro difficili fanfare di caccia, guerra e morte.

Pubblico incantato e trionfo per solisti, complessi e Petrenko.


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