Danze, popoli e nazioni. La profonda coerenza di un programma memorabile
Un concerto dalla coerenza programmatica profonda e sottile, quello andato in scena al Teatro Comunale di Bolzano lo scorso 7 agosto, che ha visto protagonisti la European Union Youth Orchestra (EUYO) sotto la guida magistrale di Vasily Petrenko e il violoncellista spagnolo Pablo Ferrández.
Lungi dall’essere una mera successione di brani, la serata ha tracciato un percorso musicologico affascinante, un trait d’union che ha legato partiture apparentemente distanti attraverso i temi dell’identità nazionale, della danza e di una comune, profonda umanità, culminando in una serie di bis che ne hanno rafforzato il messaggio.
Ad aprire la serata è stata la vibrante pagina di Samuel Coleridge-Taylor, The Bamboula, Op. 75. Lavoro di un compositore britannico di origine creola, la partitura è un esempio fulgido di come il materiale folklorico possa essere trasfigurato in una forma sinfonica colta e brillante.
La “Bamboula”, una danza di origine africana diffusa nei Caraibi e nel sud degli Stati Uniti, diventa nelle mani di Coleridge-Taylor un rondò orchestrale scattante e cromaticamente ricco. Petrenko ne ha offerto una lettura di straordinaria energia, esaltando la vitalità ritmica e la brillantezza dell’orchestrazione, mettendo in luce la perizia di una EUYO in stato di grazia. La scelta di questo brano ha immediatamente posto l’accento sulla tematica della radice popolare e della sua nobilitazione artistica, un filo rosso che si dipanerà lungo tutto il concerto.
Il cuore della serata è stato il Concerto n. 1 per violoncello e orchestra in Mi bemolle maggiore, Op. 107 di Dmitri Shostakovich, che ha visto come solista un superbo Pablo Ferrández.
Il suo suono, definito e austero, si è rivelato ideale per scolpire le asprezze e le introspezioni di questa partitura capitale del Novecento. Petrenko ha dimostrato una conoscenza acutissima e una profonda adesione al linguaggio di Shostakovich. La sua direzione, scevra da inutili manierismi, ha restituito un’immagine del compositore asciutta, a tratti impietosa, ma anche capace di un lirismo lancinante.
L’interazione tra solista e orchestra è stata un dialogo serrato, quasi cameristico nella sua trasparenza. La celebre passacaglia del terzo movimento, introdotta dalla lunga cadenza del solista, è stata un momento di altissima tensione emotiva, in cui il suono pieno e cavo di Ferrández ha esplorato abissi di desolazione. La precisione degli attacchi, la chiarezza delle linee contrappuntistiche e l’equilibrio sonoro tra le sezioni orchestrali hanno testimoniato la simbiosi perfetta tra il gesto di Petrenko e la reattività dei giovani musicisti della EUYO.
L’acclamazione calorosa del pubblico ha spinto Pablo Ferrández a concedere un bis non annunciato. Con ogni probabilità, si è trattato de El cant dels ocells (Il canto degli uccelli), una melodia tradizionale catalana resa celebre dall’arrangiamento per violoncello del suo mentore ideale, Pablo Casals.
La scelta non sarebbe potuta essere più significativa: un omaggio alla propria terra, un canto di pace e speranza che si lega idealmente tanto all’anelito di libertà insito nella musica di Shostakovich quanto allo spirito di unione europea incarnato dall’orchestra.
La seconda parte del concerto ha visto protagonista l’Ottava Sinfonia in Sol maggiore, Op. 88 di Antonín Dvořák. Se Coleridge-Taylor attingeva a una tradizione “altra”, e Shostakovich esprimeva il dramma di un’identità nazionale oppressa, Dvořák canta l’amore per la propria terra boema con una freschezza e un’immediatezza disarmanti.
Petrenko ha saputo cogliere appieno questo spirito, offrendo una lettura solare, ricca di colori e di slanci melodici. L’orchestra ha risposto con una musicalità duttile, passando con naturalezza dai momenti di lirismo pastorale alle esplosioni di gioia quasi festosa. Il celebre finale (di fatto un tema con variazioni) è stato un tripudio di invenzione e di vitalità, suggellando la parte ufficiale del programma con un inno alla natura e alla cultura popolare ceca.
La generosità di Petrenko e dell’orchestra si è manifestata nei due bis concessi con incontenibile entusiasmo. Il valzer Seid umschlungen, Millionen! op. 443 di Johann Strauss II ha trasportato il pubblico nella Vienna imperiale, unendo idealmente le diverse anime culturali dell’Europa in un unico, vorticoso abbraccio.
A seguire, la travolgente Lezginka dalla suite del balletto Gayane di Aram Khachaturian, un brano che ancora una volta attinge al folklore, in questo caso quello caucasico. In un gesto di spontanea partecipazione, lo stesso Petrenko si è unito alla sezione delle percussioni per suonare il tamburello, un’immagine vivida della gioia del far musica insieme che è l’essenza stessa della EUYO.
A chiudere definitivamente la serata, come da consolidata e amata tradizione per questa straordinaria compagine giovanile, è stato l’ultimo, trascinante bis orchestrale: il pasodoble “Amparito Roca” di Jaime Texidor Dalmau. In un’esplosione di ritmo e colore, i giovani musicisti si sono alzati in piedi, suonando e danzando tra loro, coinvolgendo il pubblico in un’atmosfera di festa pura.
Questa esecuzione, più che un semplice bis, è un vero e proprio rito che incarna lo spirito della EUYO: un’energica celebrazione della cultura europea, in questo caso spagnola, che abbatte le barriere formali e unisce tutti nel linguaggio universale della musica e della gioia.
Una conclusione perfetta per una serata che ha fatto della danza e dell’espressione delle identità nazionali il proprio centro nevralgico.
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