L’esordio di Emmanuel Tjeknavorian come nuovo direttore musicale è stato contingente di un programma già annunciato ad inizio stagione, di esito e realizzazione smaglianti e trionfo di pubblico. Tecnicamente agguerrito, espressivamente forte di una personalità musicale intensa e condita di estro, emozionalmente carico di un’energia comunicativa capace di spronare l’orchestra in accensioni di vivissimo technicolor, il direttore ha affrontato quattro brani di difficoltà non trascurabile uscendone da trionfatore con esecuzioni trascinanti e di vivido interesse.
La Faust-Ouverture di Wagner, che in nove volte su dieci si materializza all’ascolto come una zeppa insopportabile anche con direttori di fama mondiale, è stata infiammata da uno spirito romantico incontenibile, diremmo schumanniano, con tempi rapinosi ed un’energia tracimante che l’ha resa viva e appassionata sostenuta da una corrente di suono vibrante come una scarica adrenalinica. Il “Preludio e Morte d’amore di Isotta”, condotto con un vibrato negli archi molto intenso, ha invece caricato di patos le frasi wagneriane con un’esattezza musicale sbalorditiva. Il già caldissimo successo della prima parte si trasformava in un trionfo con pochi precedenti all’Auditorium con l’esecuzione della suite da concerto dal Rosenkavalier spavalda ed esaltante e un “Till Eulenspiegel” teatralissimo, mobilissimo e ricco di trovate e fantasia.
La sensazione è che dopo trent’anni e dopo Delman, l’Orchestra Sinfonica di Milano possa aver trovato un direttore musicale con il quale compiere il definitivo massimo riconoscimento qualitativo in un percorso che, complice la giovanissima età del direttore, si annuncia ricco di orizzonti e promesse.
Grazie per l’ospitalità.
P.S. Emmanuel Tjeknavorian saluta il pubblico dal programma di sala con queste parole: “…la vostra presenza qui non è soltanto in veste di spettatori, ma è una parte vitale della musica che si apre davanti a noi. La vostra energia, la vostra passione e il vostro amore per la musica aggiungono uno scopo e un significato all’interpretazione, elevandola al di là del regno delle sole note e dei ritmi”. Questo è ancor più di un saluto, è un vero e proprio manifesto estetico che si riallaccia direttamente alle parole di Furtwängler, di Celibidache e anche di Vladimir Delman (“solo ascoltando la musica si conosce la musica”): l’ascoltatore che con il suo atto solo apparentemente passivo in realtà crea la musica e dà ad essa significato. Senza qualcuno che ascolti la musica non è.
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