Danzatori in blue

Proseguono i concerti del direttore musicale con la sua Orchestra Sinfonica di Milano di altissimo profilo esecutivo

Il recente concerto del Maestro Tjeknavorian con l’Orchestra Sinfonica di Milano ci ha dato lo spunto per qualche riflessione. Non siamo “commentatori seriali” e non troviamo utile, nè soprattutto di nostro interesse, dedicare scritti ad ogni concerto che ascoltiamo, nè tanto meno ad ogni ascolto del nuovo direttore musicale dell’Orchestra Sinfonica di Milano.

Abbiamo già ripetutamente detto che la sua arte è tale per cui molto difficilmente le sue proposte non possono non essere musicalmente rilevanti, dato che la musicalità e la semplice modalità di approccio rendono di per sè alla musica il migliore servizio possibile. Non ha quindi per noi alcun senso ripetere le stesse cose, che si ripropongono comunque, con esiti altissimi, di concerto in concerto.

Notiamo, comunque, una certa prevedibilità sia nell’esito che nella proposta esecutiva (tempi, fraseggio, qualità del suono) che certo non inficia la qualità finale, ma la rende meno sorprendente. D’altronde tutti i massimi interpreti hanno sempre avuto precise caratteristiche interpretative, tali che ai loro concerti già si potesse, se non nel dettaglio almeno in panoramica generale, sapere le linee guida della loro interpretazione. E non è certo un difetto, solo una constatazione: rarissimi sono i casi di interpreti che sempre sorprendono; il Maestro Tjeknavorian nel modo in cui esprime la sua arte, fino ad ora non è stato, per larga misura, tra questi.

Nel concerto dedicato a Ravel all’Haydn della sinfonia 45, accanto all’idiomaticità del suono e del fraseggio del pianoforte di Sergei Babayan e all‘approccio “sturm und drang” del direttore negli “Addii” (ma condito di leggerezza ed eleganza nell’adagio “con sordini”) una certa sorpresa si è avuta nella condotta del “Boléro”, sia per la scelta dell’opportuno tempo “moderato assai”, conformemente sia all’indicazione in partitura sia al documento sonoro lasciato nel 1931 dal compositore stesso con l’Orchesstra Lamoureux. Sia per l’originalità del fraseggio, culminato nella scelta, questa volta in contrasto con la lettera del compositore, di far entrare i violini I e II nell’enunciazione del tema a battuta 3 dopo cifra 13 con un “tenuto” e una campata legata unica (Ravel invece prescrive diverse legature di portamento ogni due note, e tali le realizza nella sua registrazione). E’ una scelta interpretativa non idiomatica che punta a sovralegare la frase connotandola di sensualità, il che conferisce sicuro fascino sonoro.

Non siamo però orientati a considerare “Boléro” prettamente a fuoco sotto la lente interpretativa della sensualità, perchè in esso troviamo brulicanti eredità jazzistiche che, nel trattamento solistico preteso dal compositore nella sua propria incisione, gli interventi solistici quasi improvvisatori, da jam session, confermano. La lettura del maestro Tjeknavorian è stata in ogni conto trascinante e dall’esito trionfale.


Scopri di più da Commenti Musicali

Abbonati per ricevere gli ultimi articoli inviati alla tua e-mail.

Interessante? Condividilo con qualcuno!

Condividi il tuo commento: