Tjeknavorian e i Carmina Burana | Orchestra Sinfonica di Milano 2024
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Impegnata prossimamente in tre concerti al Rheingau Festival l’Orchestra Sinfonica di Milano ha riservato un’anteprima ai donatori in sostegno all’acquisto dei nuovi timpani. La raccolta fondi ha già coperto il 70 per cento della somma necessaria. Il programma del concerto, presentato come “prova generale”, non ha compreso il “Preludio e Morte di Isotta”, previsto nelle repliche del festival, ma si è aperto con due brani da “Spartacus” di Aram Khachaturian: il famosissimo “Adagio di Spartacus e Phrygia” e le “Variazioni di Egina e Baccanale”. A seguire i “Carmina Burana” di Orff.

Tjeknavorian ha confermato l’eccezionalità tecnica e musicale della sua arte, così come l’avevamo conosciuta nel suo primo concerto come maestro designato: la bellezza del suono prodotto, l’eleganza della frase, la grande “palette” dinamica con pianissimi sussurrati e fortissimi lucenti e mai sforzati, il grande virtuosismo e la tenuta ritmica nei tempi vorticosi, con una scansione sempre proiettata in “avanti”, quindi mai rigida. In Orff anche una capacità di sostegno del canto, di non coprire mai le voci e di ottenere una scansione della parola non di rado illuminante: poche volte i Carmina Burana hanno saputo contenere ed evidenziare la loro nota tragica di un’umanità che pur nel godimento sfrenato delle gioie è appesa al destino del caso che sempre (non talvolta, sempre!) la precipita nel nulla.

Solisti a noi sconosciuti ma di altissimo livello (Anna Nekhames Soprano, Agustín Gomez Tenore, Mario Cassi Baritono), coro ottimo e orchestra eccellente con tutta la sezione degli archi straordinaria.

Non facciamo mai nomi di altri quando commentiamo una performance, perché è di cattivo gusto. Tuttavia solo due altri direttori a 28 anni ci fecero un’impressione analoga a quella del maestro Tjeknavorian, ed entrambi, oggi, sono ai massimi livelli internazionali.


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