Yoel Gamzou con l'Orchestra Sinfonica di Milano - 2024
https://www.ilmohicano.it/2024/04/24/la-pittura-protagonista-di-due-concerti-dellorchestra-sinfonica/

L’impaginazione dell’impegnativo e accattivante programma di questa settimana con l’Orchestra Sinfonica di Milano ci ha convinto ad assistere all’ultima replica di oggi, domenica 5/5. Impegnativo, perché la Sinfonia di Hindemith “Mathis der Maler”, già di per sè ostica e complessa, soprattutto per gli equilibri fiati/archi e il contrappunto lineare dissonante che costituisce la sua architettura e sostanza musicale, si accompagnava alla suite orchestrale “Quadri di un’esposizione”, dove viceversa il virtuosismo necessario è concentrato, come nel “Boléro” dello stesso autore, nelle numerosissime richieste solistiche all’organico, oltre che nella scrittura virtuosistica orchestrale tout-court.

Accattivante perché entrambi i pezzi in programma traggono origine dall’ispirazione figurativa. Il primo, quello di Hindemith, dalla macchina pittorica di Mathis Grunewald dell’altare a pannelli mobili e configurabili di Isenheim su soggetti religiosi, il secondo, quello di Mussorgsky strumentato e orchestrato da Ravel, dai piccoli acquerelli di Hartmann, la quasi totalità dei quali sono oggi perduti, per cui esattamente non abbiamo la sicurezza di quali ispirarono la fantasia del compositore, e amico, russo. Sul podio quel Yoel Gamzou che ci incuriosiva, in quanto artefice (a 25 anni!) di una versione sua propria della Decima di Mahler che per valore e qualità compositiva è degna di essere affiancata a quella, notissima, di Deryck Cooke (esiste la versione discografica in commercio diretta da Gamzou stesso).
Un compositore/direttore (classe 1988) sul podio, alle prese con due titani musicali che, per natura, possono essere eseguiti sia come corollari all’opera pittorica, quindi utilizzando primariamente in sede esecutiva il colorismo, sia come musica assoluta, Hindemith ereditando la grande tradizione tedesca del cantus-firmus e del contrappunto, Mussorgsky-Ravel quella della suite e del tema con variazioni.

Il sentiero seguito da Yoel Gamzou è implacabilmente quello della più estrema aderenza al dettato oggettivo della partitura. In Hindemith, con l’ausilio di tempi sostanzialmente moderati, la forma diviene espressione grazie all’analisi dell’intreccio trasparente, ma non esangue, di tutte le voci, come un vero contrappunto bachiano sbalzato in maniera scultorea nel linguaggio novecentesco. Massima attenzione alle dinamiche e una asciuttezza timbrica che non sacrificava il corpo alla trasparenza. Il già vivido successo della prima parte (vivido successo con “Mathis der Maler” è quasi incredibile), si trasformava in trionfo con il Mussorgsky-Ravel. Una costruzione implacabile, evoluzione della suite barocca, aderente completamente allo stilema scabro e barbaro del linguaggio mussorgskiano, al quale veniva ricondotta superbamente la timbrica raveliana, nella quale emergeva la Promenade come autentico “cantus firmus” interno alla composizione. Non era complesso intuire, nella visione del direttore, diretti richiami all’originale pianistico, come nelle note ribattute della tromba nell’episodio di “Samuel Goldberg”, dove la pedalizzazione pianistica veniva ricreata tramite un rallentando delle quintine (idea che solo un compositore può avere).

La percezione finale è che l’Orchestra Sinfonica di Milano, con un Tjeknavorian e un Gamzou, possa confezionare una stagione prossima di altissime prospettive.

Successo trionfale con applausi ritmati spontanei e un’orchestra impeccabile, segnatamente negli ottoni e segnatamente del segnatamente, in Hindemith, cosa affatto scontata per qualunque compagine.


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