Il ciclo Beethoven di Daniele Gatti a Santa Cecilia

Beethoven: Sinfonie nn8 e 9 Daniele Gatti _ Accademia Nazionale di Santa Cecilia
https://santacecilia.it/concerto/beethoven-sinfonie-daniele-gatti-nona/

Nell’unico concerto da noi ascoltato del “ciclo Beethoven” all’Accademia di Santa Cecilia rileviamo un’Ottava costituita sulla leggerezza di meccanismi infallibili, affettuosa e colma di sorridente humour felpato e sornione, affatto smaccatamente esibito. Tempi spediti e flessibili.

La Nona rifinisce ulteriormente la visione del Maestro Gatti, già a noi nota per averla ascoltata a Ferrara qualche anno fa. Temprata in un elettrico metallo baluginante di scintillanti scariche con un primo tempo dall’inesausto cinetismo al quale veniva sottratto il “da capo” dell’esposizione (complice anche il rispetto assoluto della propulsione in 2/4 dalla quale deriva un’accentazione, sui tempi forti estremamente accelerata dato che avviene sul primo quarto di ogni battuta); un secondo tempo, viceversa con tutti i ritornelli, che acquisiva l’insolito ruolo di baricentro della composizione prefigurando, nel peso e nella minuzia, i giganteschi “scherzi” bruckneriani (a Bruckner si pensava con la scelta del direttore di scandire appena in tempo meno mosso tutta la sezione indicata “ritmo di tre battute”evidenziando in tal modo tutto il cambiamento di accentazione); un terzo tempo, oasi di canto e pace, dalla scansione mobilissima e rapidissima (il più rapido da noi mai ascoltato sia in disco che dal vivo, per inciso, ma anche qui la semiminima a 60 di partitura era molto prossima); un finale di gloria saettante, di bianco fuoco stellare (“Prestissimo” conclusivo inaudito).

Orchestra somma e impeccabile, Coro Infallibile, solisti lirici e, come di raro accade, “cantanti” e trionfo di un pubblico che pareva non finire mai.

Per noi l’impressione è che questa sinfonia, nell’idea del Maestro Gatti, sia il trait-d’union tra l’op. 111 e gli Ultimi Quartetti, spalancati sull’inconoscibile. Una Nona che è un libro aperto da cui escono frammenti di futuro che esplodono in un presente, stupefacendolo.


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