Il maestro Tjeknavorian sul podio dell'Orchestra Sinfonica di Milano www.sinfonicadimilano.org

Beethoven-Sinfonia n.9 in re minore-Orchestra e Coro dell’Orchestra Sinfonica di Milano-Emmanuel Tjeknavorian

Elisabeth Breuer-soprano;Caterina Piva-mezzosoprano;Katleho Mokhoabane-tenore;Jusung Gabriel Park-baritono

Il Maestro Tjeknavorian. con quattro repliche della Nona di Beethoven, ha inaugurato le sue prime serate di Capodanno da direttore musicale che, tradizionalmente, l’Orchestra Sinfonica di Milano riserva all’ultima sinfonia di Ludwig van Beethoven.

Eravamo molto curiosi di ascoltare il direttore stabile dell’orchestra alle prese con un monumento sinfonico di portata colossale quale la “Nona” perchè fino ad oggi il direttore musicale dell’orchestra ha offerto performance di eccezionale livello esecutivo ed interpretativo affrontando autori disparati, sempre con altissimi esiti. Nè va dimenticato che solo recentemente Tjeknavorian si è dedicato alla direzione d’orchestra e il suo repertorio è “in itinere”: ogni concerto è una scoperta, per noi e per lui.

Abbiamo ascoltato le due esecuzioni del 29/12 (la prima) e dell’ 1/1 (la quarta e ultima) e, con il consueto perfezionamento esecutivo che avviene durante le repliche, i tratti dell’esecuzione ci sono sembrati non nuovi, ma riusciti e interessanti.

In primo luogo una collocazione stilistica di Beethoven saldamente ancorata al classicismo viennese post mozartiano. Poco Ottocento e molto Settecento nell’asciuttezza di un suono caldo e articolato sprizzante energia da tutti i pori, di tempi svelti ma non rigidi e, come sempre avviene con Tjeknavorian, proiettati in avanti. Taglio completo di ritornelli (anche quello dell’esposizione del I tempo, anche tutti quelli del II tempo) a togliere misura all’architettura, a vantaggio di un fluire cinetico del discorso musicale che appariva così colloquiale, seppur semplificato e fuori dallo scritto.

Un Beethoven che non ha tradito le aspettative, interpretativamente prudente nel non esplorare vie nuove e sempre chiaro e fluente nella musicalità: l’attenzione del podio era ritrarre l’oggetto in sè nello stile più compiuto restituendolo alla sala con calda intensità.

Quartetto vocale impeccabile, con tanto canto e nessun grido (anche qui la concertazione di Tjeknavorian nel valorizzare le linee dei solisti in perfetta intonazione era intrisa di grazia mozartiana), coro preciso ed efficace, orchestra eccellente con archi smaglianti (la mano del violinista nella concertazione si sente nella pulizia delle linee).

Trionfo e, nella replica dell’1/1 auguri del Maestro e dell’Orchestra al pubblico con “Bis” dal “Poco Allegro, stringendo il tempo, sempre più Allegro” fino alla conclusione.


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