Filarmonica della Scala – Concerto di Daniele Gatti, Musiche di Strauss, Schönberg , Wagner

Filarmonica della Scala 2016
https://www.filarmonica.it/

Stagione della Filarmonica della Scala
7 marzo 2016

Il meraviglioso programma impaginato da Daniele Gatti per la stagione della Filarmonica pareva all’ascolto essere concepito “per precipitazione”, dove il soluto era la “Trasfigurazione per amore” di Isotta e la “soluzione” erano i due elementi precedenti: la Notte Trasfigurata di Schoenberg e la Morte e Trasfigurazione di Strauss. Perchè dico questo? Perché certe sottolineature, microaccenti quasi, della filigrana quasi di brina serica della ramificata struttura del “notturno” di Schoenberg impresse da Gatti sembravano già ricordare e, quindi, mettere in evidenza, per analogia certi incisi del brano di Wagner.

Filigrana è un termine non utilizzato a caso, perché la prova degli archi della Filarmonica è stata memorabile, assecondando perfettamente la linea interpretativa del direttore, quasi post-schercheniana nella asciuttezza e nella trasparenza che rendevano l’ordito sempre miracolosamente intelliggibile. In più vi era una luce, un calore, un vibrante lucore acqueo che permeavano di effusività l’analisi.riuscendo a non renderla solo astratta.

Il “riflettore” Wagner illuminava anche la successiva interpretazione del poema sinfonico straussiano. Personalmente non sono convinto che un’impostazione così attenta, sbalzata in un bassorilievo strumentale molto sovraesposto ed in qualche modo tendente a caricare lo strumentale di lacerazioni “mahleriane” sia stato assimilato dall’orchestra sicchè l’idea interpretativa, a mio parere, non riusciva a trovare piena realizzazione organica nell’orchestra. Incidentalmente è la prima volta che trovo lo Strauss di Gatti così “overcharged”: non mi era capitato nel suo Don Giovanni nè, tanto meno, nella Suite del Rosenkavalier o nelle giovanili, meravigliose “Metamorphosen” con la “Stradivari”. E’ anche vero che, probabilmente, certe scelte interpretative dipendevano dal programma ed evidenziare una timbrica “wagneriana” nell’orchestra straussiana faceva parte del “fil-rouge” del programma.

In chiusura la splendida realizzazione del Preludio di Tristano, dalla timbrica cinerea, quasi da “dolce morte” fatalmente rassegnata trovava conclusione in una “Morte d’Amore” non tanto voluttuosamente sensuale, quanto misticamente salvifica. C’è un po’ di Parsifal in quest’idea di Tristano, non so a quanti possa piacere, però è una legittima e valida prospettiva.

Grande successo.


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