Direttore e solista Daniel Barenboim, Musiche di Mozart e Mahler – Filarmonica della Scala

Onore, in primo luogo, all’orchestra e a Barenboim che l’ha fatta suonare con grande presenza e sostanziale esattezza: il suono importante, la sinfonicità dell’insieme, la precisione anche se non inappuntabile degli spesso vituperati ottoni hanno fatto assomigliare la Filarmonica della Scala ad una eccellente compagine tedesca. Non abbiamo riscontrato, ad esempio, grosse differenze tra il suono scaturito stasera dal complesso scaligero e quello, ascoltato anni fa, della Staatskapelle di Berlino. E questo, senza dubbio, è merito del concertatore.

Meno originalmente il direttore ha confezionato un Mahler la cui unica nota di calore derivava, appunto, dallo splendido colore “latino” degli archi e dei legni scaligeri. Raramente, abbiamo provato una tale assenza di emozione mentre la costruzione mahleriana si dipanava. Ammirevole è stata l’attenzione di Barenboim alla concertazione, all’intrico delle voci del tessuto sinfonico, alla varietà dinamica della partitura, però realmente sorprendente il senso di “gelo”, di mancanza di qualunque tipo di affettività e effusività, di calore e anche di grazia. Un Mahler tutto sbalzato in bassorilievo, la cui nota più accentuata è quella “grossier” (il secondo e terzo tempo, soprattutto), pure presente in partitura, ma non in modo tanto esclusivo soprattutto in questo suo ultimo capolavoro. Questo ci è sembrato un freno interpretativo almeno fino alla riuscita fascinosa delle ultime battute “Adagissimo”, quando invece l’intero quarto tempo ci è sembrato una lunga meditazione più bruckneriana , in sospetto di enfietà.

Grande successo e acclamazioni finali per quello che è stata l’ultima presenza sul podio della Filarmonica della Scala di Barenboim come direttore stabile.


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