Simon Boccanegra, Giuseppe Verdi – Daniel Barenboim – Teatro alla Scala

Visto l’esito artistico sostanzialmente modesto di quattro anni fa, la ripresa di questo Simone era una delle scelte contro cui ci siamo maggiormente infervorati, tanto che, recentemente, ce ne auguravamo la vendita al Kazakistan.

Viceversa questa ripresa ha avuto assolutamente un senso, in quanto ha proposto un Simon Boccanegra artisticamente compiuto, quasi come si fosse voluta cancellare la prova del 2010.

Barenboim tratta l’orchestra di Verdi come se avesse davanti una partitura wagneriana. Il risultato è un fraseggio ampio, un legato di tipo “tedesco” e, a volte, sonorità nibelungiche. Però il risultato è affascinante e, non di rado, emozionante. I cantanti, seppur non eccezionali nei singoli componenti, hanno fornito una prova coesa e drammaticamente efficace, compreso Domingo che affrontando Simone con il timbro di un tenore e le note di un baritono non ci avrà regalato un capolavoro artistico, ma nemmeno una curiosità deludente. Il problema, semmai, è che se Verdi nel Simone indica che tre personaggi principali maschili su quattro devono essere timbricamente dei bassi o baritoni un motivo ci sarà e Domingo, a nostro modo di vedere chiarifica troppo il colore della parte.

In ogni caso un ottimo successo e ovazioni per Domingo che alla Scala è da sempre molto amato.


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