La Fanciulla del West, Giacomo Puccini – Coro e Orchestra del Teatro alla Scala

Dal 3 al 28 Maggio 2016

Chailly in questa “Fanciulla” dimostra di essere il grande direttore che ci aveva meravigliati in apertura di stagione con “Giovanna d’Arco”. Sensibilità plastica di fraseggio unita ricerca ed ottenimento di trasparenze e delicatezza di sfumature (il finale I) che non inficiano il passo teatrale con un’insolita capacità di accensione drammatica nella scena della tormenta e partita a poker del II atto. La narrazione, dal passo realmente cinematografico, si sposa perfettamente con la regia di Carsen, lucidissima e a suo modo geniale, che “vede” e realizza l’opera di Puccini come prototipo del “western”.
La “trasformazione” di Minnie da donna a diva, seppur cinematografica, si spiega con l’etimologia della parola stessa. Per i minatori la protagonista è letteralmente un punto di riferimento: nessuno può fare a meno di lei. Confidente, sorella, madre, amica, sposa idealizzata. La sua partenza finale è una sorta di trasfigurazione in un ruolo ancora più amplificato dove la distanza fisica con i “suoi” minatori aumenterà, ma essi continueranno ad adorarla davanti allo schermo.

Mentre coro, Chailly e Carsen abitano cieli eccelsi, il cast oscilla in una mediocrità volta a volta più o meno accettabile, con le voci maschili sensibilmente più gradevoli rispetto a quella della protagonista, il cui temperamento, in ogni caso, la fa uscire un po’ a rotta di collo nei passi più scabrosi della tessitura.

Dopo l’apertura di stagione e questo Puccini Chailly dimostra che, volendo, può e senza dubbio riesce operisticamente a condurre direzioni riuscitissime, cosa che nel sinfonico ancora alla Scala non riusciamo a ravvisare.


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