L’ultima replica di questo “Barbiere di Siviglia” estivo, in una moderata frescura nella Cavea del Teatro del Maggio, si è conclusa con calorosi applausi e grida di apprezzamento da parte di un pubblico eterogeneo per età e provenienza e che ha garantito il tutto esaurito, divertito per tutta la durata dello spettacolo.
Dopo la dipartita di Pereira il “Maggio” è tornato a riempirsi: le volte in cui torniamo osserviamo il “sold out”: merito senza dubbio della politica dei prezzi (Fuortes per gli spettacoli in “Cavea” ha staccato i migliori posti a 50 euro) e della politica di non puntare sui “grandi nomi”, che spesso di grande hanno l’usura derivata da anni di “globe trotting”, ma su giovani altrettanto bravi e di pretese senza dubbio inferiori. Questo Barbiere è un esempio di come ottenere un risultato musicale e artistico di eccellenza per una stagione estiva senza investire montagne di soldi.
Veniamo allo spettacolo e partiamo, come di dovere, dalla direzione.
Riccardo Bisatti, classe 2000, età 24. In giro si legge di prove di gran valore, ma non ricordiamo di averlo ascoltato prima. Il “Barbiere” è comunque già un “suo” cavallo di battaglia, avendolo già diretto a Novara e a Torino. Molto attivo nel circuito As.Li.Co ne è stato riconosciuto il valore soprattutto con il “Don Giovanni” del 2022 nelle tappe lombarde. In questo “Barbiere” sceglie, con viva personalità e anche una certa dose di audacia, trattandosi di recite all’aperto prive di amplificazione (però la Cavea, con la sua buona acustica lo consente), di non sacrificare la concertazione alla ricchezza di sfumature e, soprattutto, al lirismo. Bisatti legge la partitura molto bene e si avvede che Rossini pone massimo rilievo all’indicazione espressiva “sottovoce”, la più frequente da lui utilizzata. Il “Barbiere” così assume la sua dimensione ambientale di opera notturna e di sotterfugi, di viperini intrighi, di orditi camuffamenti, nella quale l’abbandono alla frase lirica e distesa è tanto importante quanto il repentino stringersi del meccanismo a orologeria delle “strette”. Questo equilibrio massimo tra lirismo e umbratili accensioni cinetiche è il capolavoro realizzativo di questo direttore, che riesce a controllare il palcoscenico effondendo elasticità e libertà al canto in una mutua complicità con gli interpreti. Bisatti, inoltre, apporta anche linfa nella strumentazione, consentendo i piatti talvolta in unisono alla grancassa ottenendo così una pasta più densa e mai anodina.
Figaro, Hae Kang, vincitore di numerosi premi, classe 1994 e da quattro residente in Italia, baritono dalla voce chiara, dagli acuti smaltati, ha sfoggiato comprensione del testo e articolata dizione in una parte dalle puntature difficili; Rosina, Laura Verrecchia, voce estesa dal grave all’acuto come la parte richiede, ha dato al ruolo il connotato importante della “maturità”, una giovane, sì, ma già donna in più che età da marito, bassi e centri da ricordare; Lindoro, Dave Monaco, voce chiara , forse anche più del necessario per il ruolo del “Conte” che vede anche approcci più scuri nel timbro, comunque nella tradizione dei tenori di grazia ha sciorinato la linea di canto impeccabilmente; Matteo D’Apolito, Bartolo, ci ha un po’ stupito perchè, da italianissimo membro degli interpreti, ci aspettavamo un sillabato più idiomaticamente esatto nella tradizione italiana, invece nel caso specifico ci è apparso un po’ appannato, mentre nelle parti più austere e maestose timbri e colori sono stati pieni e vari; Basilio, Bozhidar Bozkhilov, nella tradizione di bassi buffi di emissione russofona con timbro pieno, risonante, velato.
L’aria “Cessa di più resistere” non è stata eseguita.
Orchestra e coro al consueto impeccabili.
La regia di Damiano Michieletto, ripresa da Andrea Bernard, colorata, clownesca, carnevalesca e iperbolica nella caratterizzazione del “buffo grottesco” (rif. Paolo Gallarati: “Musica e Machera” EDT) di matrice plautina con travestimenti al confine del verosimile (il Basilio uomo-lucertola sibilante), con un “di più” distraente perchè contromusicale nella “pantomima” sulla musica della sinfonia a sipario aperto.
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Una risposta
Ho trovato l’articolo molto convincente e condivido appieno l’analisi. La direzione di Riccardo Bisatti sembra aver portato una freschezza e una profondità nuove all’opera, bilanciando abilmente il lirismo e le dinamiche frizzanti. Anche il cast, con giovani talenti come Hae Kang e Laura Verrecchia, ha saputo rendere i personaggi con grande verità. La regia di Damiano Michieletto, pur con qualche eccesso, ha sicuramente aggiunto colore e vitalità. È bello vedere come il “Maggio” riesca a attirare un pubblico così variegato, dimostrando che si può fare arte di alta qualità senza necessariamente puntare su nomi già affermati. Complimenti Massimiliano!