Don Carlo, Circuito Lombardo, Teatro Sociale di Como

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https://teatrosocialecomo.it/spettacoli/don-carlo/

La pregevole produzione di Don Carlo che sta viaggiando tra i teatri lombardi dà modo di assistere all’opera di Verdi in una dimensione per molti versi esattamente opposta a quella inaugurale del Teatro Alla Scala in simultaneo cartellone. Da una parte budget ristretti ed interpreti per la maggior parte giovani e poco conosciuti, dall’altra le massime stelle del firmamento operistico (“le stelle esistono solo in cielo”, Toscanini a Geraldine Farrar, ma poi finirono a letto insieme. Il Sole è pur sempre una stella) e budget faraonici, da una parte contemplazione dall’altra azione, da una parte scenografia dall’altra teatro. E si potrebbe continuare ulteriormente. Per il pubblico, comunque, una possibilità di confronto immediato, che è fonte di ricchezza e stimoli per riflettere.

L’Orchestra dei Pomeriggi Musicali ed il Coro Opera Lombardia sono diretti da Jacopo Brusa, direttore che abbiamo ascoltato per la prima volta. Ne abbiamo apprezzato il vivo passo narrativo, tempi generalmente spediti, con la capacità di effettuare un’ampia gamma di differenziazione agogica tra gli andamenti lenti e quelli veloci con un gesto non appariscente nè dimostrativo. La capacità narrativa è stata sempre vibrante, talvolta ruspante (ma non brutale), talaltra liricissima e fluida (la seconda parte dell’aria “O don Fatale”, l’accompagnamento al duetto finale). Insomma non c’è stato un attimo in cui l’orchestra ci abbia annoiato, e non è certo poco. Fra i solisti in generale donne meglio degli uomini: Elisabetta di Clarissa Costanzo, soprano di timbro lirico e luminoso disegna una regina delicata e ricca di pathos, laddove Laura Verrecchia (Eboli) ha realizzato il suo contraltare drammatico con forte personalità e presenza scenica. Tra gli uomini abbiamo trovato timbricamente prezioso il protagonista Paride Cataldo, sicuro anche in zona acuta, espressivo e sognatore, mentre nel baritono Angelo Veccia la consistenza drammatica e ruvida del suo strumento vocale è stata opacizzata da qualche durezza in zona alta. Lepore nel ruolo di Filippo II ha garantito esperienza e mestiere, mentre Mattia Denti è stato un inquisitore ricco di volume, ma anche di gola e forzatura. L’insieme era però ben controllato dal podio e, seppur non tutto perfetto, è stato tutto acceso da un passo narrativo e da una recitazione teatrali.
La regia, fedele alla drammaturgia dell’opera, portava l’azione in una dimensione contemporanea e semi-distopica di una società maschilista dominata in ultima istanza da un occhiuto potere religioso che usa quello politico come mano armata: religione, politica, ragione di stato, amore, rapporti padre/figlio/madre/moglie: tutto è stato affrontato dal bolzanino Andrea Bernard con rispetto assoluto delle dinamiche espresse da musica e libretto, con una attenzione al gesto scenico, alla recitazione e alla espressività del cantante condotta con mano sicura e di classe.

A nostro avviso un solo momento poco felice: la gestione scenica dell’incontro tra Eboli e Carlo, nella quale ha reso veramente poco credibile il fatto che la principessa potesse essere scambiata per la regina.


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