Dal 23 Aprile al 22 Giugno 2019
Giunti, credo, nella quarta opera della serie “in abbonamento” Alla Scala, finalmente, non abbiamo più visto in scena gli apparati lasciati da Livemore dopo l’Attila, sui quali hanno “campato” Martone (benino) e David Pountney (oscenamente). Non abbiamo i soliti “futuri distopici”, i soliti “cavalcavia”, i soliti “ponteggi” integri e poi frantumati e, soprattutto, le solite proiezioni metereologiche. Ma abbiamo, soprattutto, una regia: Wake-Walker fa muovere i personaggi, li fa interagire fra loro, compie, si può dire, quello che oggigiorno è un miracolo: fa recitare, i cantanti.
Il tutto in un contesto scenografico magari semplice, privo di colpi d’ala, ma rispettoso del contesto: parte prima un atrio con i carrozzoni di una compagnia di scena, parte seconda una rappresentazione semplice e domestica in un ambiente dall’uniforme colorazione ricettiva (blu) e piuttosto claustrofobico, palese estrinsecazione esteriore dello stato d’animo di Arianna. Wake Walkers insomma non sorprende con colpi di genio, ma compie un lavoro attento, di gusto, normale e godibile dove lo spettatore è guidato per mano nell’esplorazione del genio di Hoffmanstahl e Strauss. Sostanzialmente sono le basi di ciò che vorremmo da ogni regista d’opera.
Anche la parte musicale è ottimamente riuscita.
Welser-Moest, lungi dall’essere il nostro direttore preferito, è però di Richard Strauss un magnifico interprete. Già gli avevamo dato il dovuto grande riconoscimento per una bellissima Sinfonia Domestica con la Filarmonica, dove non ha sfigurato nel confronto con il celeberrimo Kirill Petrenko. Qui nell’Arianna compie un lavoro sulla partitura di quintessenzializzazione, non ricercando una dimensione sinfonica dove la scrittura è cameristica, ma, al contrario, accentuando la dimensione “piccola”, “domestica”, “colloquiale” della recita, dove un’attenzione speciale è riservata all’harmonium.
Una “petite opera solennelle” dal fervore semplice e sincero, dove i timbri scintillano come piccole schegge luminose di fuochi d’artificio morenti.
Molto buono anche il cast, con la Stoyanova dal timbro pieno e sontuoso che si confronta con le nervose, aguzze e baluginanti agilità di Sabine Devieihle nel ruolo di Zerbinetta. Solito gran charme vocale ed attoriale del Maestro di Musica Markus Werba ed un compositore efficace e intenso nel ruolo en travesti di Daniela Sindram. Le quattro maschere, saltellanti come nella prassi di qualsiasi messa in scena di quest’opera, sono state molto ben cantate con menzione speciale per l’Arlecchino di Thomas Tatzl.
Resta Pereira, che del maggiordomo dà una visione, possibilissima, ricca di bonomia e venata di surrealtà, come quando distende le braccia in alto e guardando il cielo con il sorriso pronuncia la magica parola “Feuerwerk” che sono, per lui, come per tutti gli invitati, il vero momento-clou del ricevimento.
Orchestra esattissima, ed anzi, attentissima nel seguire il direttore nella linea sottile e astratta della concertazione.
Condividi:
- Condividi su Facebook (Si apre in una nuova finestra) Facebook
- Condividi su WhatsApp (Si apre in una nuova finestra) WhatsApp
- Stampa (Si apre in una nuova finestra) Stampa
- Invia un link a un amico via e-mail (Si apre in una nuova finestra) E-mail
- Altro
- Condividi su LinkedIn (Si apre in una nuova finestra) LinkedIn
- Condividi su Telegram (Si apre in una nuova finestra) Telegram
- Condividi su X (Si apre in una nuova finestra) X
- Condividi su Reddit (Si apre in una nuova finestra) Reddit
- Condividi su Pinterest (Si apre in una nuova finestra) Pinterest
- Condividi su Threads (Si apre in una nuova finestra) Threads
Scopri di più da Commenti Musicali
Abbonati per ricevere gli ultimi articoli inviati alla tua e-mail.