Il Quartetto Carducci, interprete per la maggior parte del ciclo completo dei 15 quartetti di Dmitri Dmitrievic Shostakovich a Londra https://www.barbican.org.uk/whats-on/2025/event/shostakovich-quartets-intimate-portraits-part-3

Il ciclo completo dei 15 quartetti da gennaio a maggio 2025 ritrae l’intimità profonda del grande compositore sovietico

Gli anniversari sono il momento celebrativo più facile per la diffusione della creazione di un artista; il cinquantenario della morte di Shostakovich non è un’eccezione e in tutto il mondo le sue musiche risuonano in festival appositamente creati per l’occasione.

Ci troviamo quindi a Londra per cinque appuntamenti nell’arco di cinque mesi e scriviamo queste righe al termine del terzo, “giro di boa” della serie, pensato insieme agli altri e inserito nella stagione cameristica del Barbican, per unire tutta la produzione quartettistica di Shostakovich unita a esempi analoghi di autori a lui coevi appartenenti allo stesso humus culturale e musicale, come Guibaudulina, Ustvolskaya o Elena Firsova.

Le esecuzioni delle composizioni sono in maggior parte assegnate al Quartetto Carducci, coadiuvato per alcuni numeri di opus dal Quartetto Kyan o dal Quartetto Elmore.

Beethoven e Shostakovich scrissero lo stesso numero di quartetti, ed entrambi scrissero per questo ensemble un corpus intero di capolavori che sono oggi pietre miliari della storia musicale occidentale. Mentre però la produzione quartettistica beethoveniana è avvenuta fluendo come un fiume carsico, emergente in momenti precisi della vita del compositore intervallati fra loro anche molti anni, quella di Shostakovich è stata più lineare, partendo in età giovane, ma già artisticamente matura, e continuando costantemente fino al suo ultimo anno di vita. L’evoluzione del linguaggio musicale di Shostakovich è stata accompagnata dai suoi quartetti, quella di Beethoven no: i suoi quartetti ne hanno fotografato alcuni momenti.

Il presente ciclo londinese fornisce all’appassionato e allo studioso l’occasione di prendere contatto dal vivo con l’arte cameristica di uno dei genii musicali di tutti i tempi in esecuzioni caratterizzate da una completa adesione stilistica ed espressiva.

Più in particolare il Quartetto Carducci, in queste esecuzioni, è fuso in un unico organismo musicale, la cui ipersensibilità nevrile ed asciutta, viene incarnata nelle sonorità della linea sopranile del primo violino Matthew Denton e da quelle gravi del violoncello di Emma Denton. La viola di Eoin Schmidt-Martin e il secondo violino di Michelle Fleming insufflano con il loro assetto sonoro la necessaria e vigile cornice classica nel dipanarsi della struttura musicale.

Le caratteristiche interpretative del Carducci privilegiano un approccio alla scrittura di Shostakovich fondato su tempi rapidi, piuttosto “camminati” in quelli lenti e spesso vorticosi in quelli rapidi; sonorità tese, elettricamente pungenti e a fior di pelle, restando precise nell’intonazione e seriche nella compattezza garantendo trasparenza e nettezza dei profili sonori e chiarissima articolazione, tale da rendere l’architettura musicale chiaramente udibile in tutte le voci e i registri.

La propulsione ritmica, spesso decisa e incanalata dal primo violino, in conformità alla richiesta della pagina scritta, non è mai rigida, ma sempre elastica, resa flessibile da un uso moderato, mai estremo, di un rubato di alta scuola.

Shostakovich, per ragioni in parte non ancora chiarite e in parte invece comprese e note, non scrisse molta musica per il teatro, pur amando molto l’opera. Al riguardo fece molti progetti e lasciò diversi frammenti, in un caso un torso compiuto ma incompleto (I giocatori), ma in definitiva solo due opere furono da lui completate, e tutte nei primi trent’anni di vita: “Il naso” e “Katerina Ismailova” (titolo che il compositore preferì adottare fin da subito per la “Lady Macbeth nel distretto di Mcensk”, ancora prima della revisione negli anni cinquanta). La sostanza della sua musica, quindi anche quella dell’intero suo corpus quartettistico, è intensamente e pienamente teatrale; il “Quartetto Carducci” rende con la sua tensione narrativa piena giustizia a questa teatralità.

Il “Quartetto Kyan” ha un approccio musicalmente diverso: privilegia la grandezza all’intimismo, la rotondità della frase alla nettezza, il canto raccolto in una cornice riflessiva e pudica non scevro di pienezza al furore nervoso e affannato, tempi cauti e meditati.

L’esito è sempre sommo, a riprova che l’arte del compositore russo si presta a letture dalle molteplici vie senza che queste conducano a vicoli ciechi, ma anzi consentendone un’illuminazione a più facce.

La classicità del dolore più profondo o il “pianto senza lacrime” che in diverse pagine dei quartetti emergono, forse in nessuna di queste interpretazioni viene raggiunta idiomaticamente, ma la grandezza interpretativa della proposta è fuori discussione.

I concerti si tengono alla fine di ogni mese alla Milton Court Concert Hall di Londra, situata in Silk Road, una via adiacente al complesso del Barbican. L’acustica della piccola sala è precisa, sonora, poco riverberante, perfetta nella restituzione precisa della nettezza sonora.

Il pubblico, caloroso, tributa ad ogni appuntamento un’accoglienza sempre più viva; nell’ultimo concerto fino ad ora ascoltato, al termine del sontuoso e monumentale Quartetto n. 2 addirittura trionfale.


Scopri di più da Commenti Musicali

Abbonati per ricevere gli ultimi articoli inviati alla tua e-mail.

Interessante? Condividilo con qualcuno!

Una risposta

  1. Ciao, ho avuto anch’io il piacere di ascoltare, in questi mesi, il Carducci alla Milton Court del Barbican impegnato in memorabili esecuzioni dei quartetti di Shostakovich. L’energia che questa ensemble sprigiona, rende l’ascolto di queste incredibili composizioni un’esperienza elettrizzante che trascina e guida l’ascoltatore in un percorso in grado di far brillare ogni singola nota scritta dal compositore russo. Il tutto, poi, incorniciato dall’unicità del pubblico inglese che si gusta il momento portando in sala un calice di buon vino. Abitudine che, anche in Italia, sarebbe bello importare. Assolutamente da non perdere.

Condividi il tuo commento: