Una esplorazione dell’incontro tra tradizione classica occidentale e polifonie africane nella performance del violoncellista sudafricano e del suo ensemble al Merano Festival
Merano – La Sala Kursaal, tempio storicamente consacrato al repertorio classico, ha ospitato una performance che trascende le consuete categorie musicologiche, un evento che si configura più come un rito collettivo che come un semplice concerto. L’esibizione del violoncellista e cantante sudafricano Abel Selaocoe con il suo Bantu Ensemble nell’ambito del Merano Festival ha rappresentato un punto di rottura e, al contempo, di dialogo, mettendo in discussione i confini stessi della musica “colta” e il suo rapporto con le tradizioni orali.
L’analisi che segue intende indagare la ricerca artistica di Selaocoe e le caratteristiche di una proposta musicale che ha scosso e affascinato il pubblico di un festival tradizionalmente orientato al canone occidentale.
La Ricerca Musicologica: Decolonizzare lo Strumento, Rievocare la Voce
La traiettoria artistica di Abel Selaocoe si fonda su un presupposto radicale e necessario: la “decolonizzazione” del violoncello. Formatosi nelle più prestigiose istituzioni europee, Selaocoe non rinnega la tecnica accademica, ma la rifunzionalizza, piegandola a un linguaggio che attinge a piene mani dalle polifonie e dalle strutture ritmiche del continente africano. Il suo approccio non è una mera operazione di “world music” o di contaminazione superficiale; è, piuttosto, un’indagine filologica e spirituale che mira a restituire al violoncello una dimensione percussiva e vocale primigenia.
Nelle mani di Selaocoe, lo strumento diventa cassa di risonanza per il beat-boxing e il canto difonico, un generatore di ritmi complessi che evocano la pulsazione della terra e, allo stesso tempo, un cantore capace di dialogare con la voce umana su un piano di parità timbrica ed espressiva.
La sua ricerca si estende all’esplorazione di un repertorio che spazia da Bach e Platti fino a composizioni originali, ma il vero cuore della sua poetica risiede nella capacità di trattare ogni materiale sonoro – sia esso una sarabanda barocca o un canto di lavoro zulu – non come un reperto da museo, ma come materia viva da plasmare attraverso l’improvvisazione.
Caratteristiche della Performance Meranese: una Drammaturgia Sonora Sincretica
Il concerto alla Kursaal si è sviluppato come una drammaturgia sonora coerente, un viaggio attraverso paesaggi musicali eterogenei tenuti insieme dalla straordinaria presenza scenica e musicale di Selaocoe. Accompagnato dal Bantu Ensemble, ha costruito una performance basata sull’interazione continua tra scrittura e estemporaneità.
Dal punto di vista musicale, si sono potute apprezzare le seguenti caratteristiche:
- Poliritmia e Strutture Cicliche: La sezione ritmica, lungi dal fungere da mero accompagnamento, ha instaurato un dialogo serrato con il violoncello, basato su pattern poliritmici complessi di matrice africana. Le strutture non seguivano la tradizionale forma strofica occidentale, ma si sviluppavano in maniera ciclica e ipnotica, inducendo nell’ascoltatore una percezione del tempo quasi sciamanica.
- Sintesi Armonica: L’armonia del Bantu Ensemble rappresenta un unicum, fondendo il linguaggio modale delle tradizioni sudafricane con le progressioni armoniche del jazz e le cadenze della musica classica. Il pianoforte ha agito da ponte tra questi mondi, fornendo un contrappunto sofisticato al canto e al violoncello.
- Vocalità Estesa: Selaocoe ha esplorato un’impressionante gamma di tecniche vocali. Dal canto spiegato, ricco di armonici, al throat singing (canto gutturale), fino a forme di recitazione ritmica e all’uso della voce come strumento percussivo. Questa vocalità “estesa” ha infranto la separazione tra cantante e strumentista, proponendo un modello di musicista totale.
- Improvvisazione Collettiva: Gran parte del concerto si è basata sull’improvvisazione collettiva, una pratica che ha coinvolto attivamente anche il pubblico, invitato a partecipare attraverso il canto e il battito delle mani. Questo elemento ha trasformato la performance in un’esperienza partecipativa, rompendo la “quarta parete” che solitamente separa l’esecutore dall’ascoltatore in un contesto classico.
Il Collettivo Bantu: un Mosaico di Mondi Sonori
La potenza espressiva del progetto di Abel Selaocoe è amplificata dalla caratura dei musicisti che compongono il Bantu Ensemble. Non si tratta di semplici accompagnatori, ma di personalità artistiche poliedriche che contribuiscono a creare un linguaggio musicale sincretico e unico. I membri presenti a Merano rappresentano un perfetto esempio di questa fusione di competenze:
- Alan Keary (Basso e Violino): Musicista e produttore irlandese di stanza a Manchester, noto anche con lo pseudonimo Shunya. La sua formazione è un crocevia di mondi: partito dal violino classico, si è poi specializzato nel basso jazz, per poi immergersi nella scena della musica elettronica. Questa triplice anima – classica, jazz ed elettronica – gli permette di fornire una base armonica e ritmica solida ma al contempo fluida e imprevedibile. La sua capacità di passare dal sostegno contrappuntistico del violino alle linee di basso profonde e groovy è un elemento fondamentale del sound dell’ensemble. Figlio d’arte (suo padre è il chitarrista Dave Keary, collaboratore di Van Morrison), ha ereditato una profonda cultura musicale che mette a servizio del collettivo.
- Fred Thomas (Pianoforte): Tra i musicisti più eclettici e richiesti della scena londinese, Fred Thomas è un vero e proprio “polimatematico” della musica. Formatosi in pianoforte e composizione jazz alla Royal Academy of Music, la sua ricerca spazia dalla libera improvvisazione alla musica barocca, con una predilezione per le riletture creative di J.S. Bach (incise anche per la prestigiosa etichetta ECM). La sua versatilità è sbalorditiva: collabora con icone della musica contemporanea come Brian Eno e Jordi Savall, lavora come direttore musicale per il Globe Theatre di Shakespeare e insegna al Trinity Laban Conservatoire. Nel Bantu Ensemble, il suo pianismo colto e sensibile funge da ponte tra le strutture armoniche occidentali e le modalità africane, tessendo trame sonore raffinate che dialogano costantemente con gli altri strumenti.
- Dudù Kouaté (Percussioni): Nato in Senegal in una famiglia di griot – i depositari della tradizione musicale e culturale dell’Africa occidentale – Kouaté è un maestro percussionista, polistrumentista e mediatore culturale. Residente da anni in Italia, la sua ricerca sonora è un’esplorazione profonda degli “elementi”. Non si limita a suonare, ma racconta la storia di ogni strumento, dal djembé al xalam (liuto berbero), inserendoli in contesti sempre nuovi. La sua collaborazione con il leggendario Art Ensemble of Chicago testimonia il suo status nel mondo del jazz d’avanguardia e della world music. La sua presenza scenica è magnetica e il suo apporto ritmico è l’anima pulsante del Bantu Ensemble, il legame diretto con la tradizione ancestrale che Selaocoe evoca e reinterpreta.
L’interazione tra questi musicisti, provenienti da percorsi così diversi eppure così complementari, è la chiave di volta che permette al progetto di essere al contempo radicato nella tradizione e proiettato verso il futuro.
Stimolo per un Nuovo Pubblico: Abbattere le Barriere, Riscoprire le Radici Comuni
Il lavoro di Abel Selaocoe e del suo ensemble non è solo musicologicamente rilevante, ma funge da potente catalizzatore per l’allargamento del pubblico della musica classica. In un settore che spesso lotta con la percezione di essere elitario, formale e distante, la proposta di Selaocoe agisce su più livelli per creare un ambiente più inclusivo e attraente:
- Demistificazione del Concerto Classico: L’interazione diretta con il pubblico, l’abolizione della distanza fisica ed emotiva tra palco e platea, e l’energia performativa trasformano il concerto da un rito formale a un’esperienza comunitaria e vibrante. Questo approccio invita a partecipare anche chi si sente intimidito dalla rigida etichetta dei concerti tradizionali.
- Creazione di Ponti Culturali: Fondendo Bach con i canti tradizionali, Selaocoe dimostra che le emozioni e le strutture profonde della musica sono universali. Un ascoltatore che si avvicina al concerto attratto dai ritmi africani può scoprire la bellezza di una suite per violoncello solo, e viceversa. Questo crea molteplici punti di accesso per pubblici con background culturali diversi.
- Valorizzazione dell’Oralità e dell’Improvvisazione: La musica classica è percepita principalmente come un’arte della riproduzione fedele di un testo scritto. Selaocoe reintroduce elementi di oralità e improvvisazione che erano centrali nella musica occidentale fino al periodo barocco, rendendola più dinamica, imprevedibile e vicina alla sensibilità contemporanea, abituata a generi come il jazz o il rock.
Precedenti Storici: Il Filo Rosso della Contaminazione
Sebbene la proposta di Selaocoe appaia rivoluzionaria, si inserisce in una nobile tradizione di “contaminazione” che ha periodicamente rivitalizzato la musica colta. Storicamente, diversi ensemble e compositori hanno cercato di abbattere le barriere tra i generi:
- Third Stream (anni ’50-’60): Movimento teorizzato da Gunther Schuller che mirava a una sintesi tra la musica classica e il jazz. Artisti come il Modern Jazz Quartet hanno collaborato con orchestre sinfoniche, cercando un terreno comune tra l’improvvisazione jazzistica e la complessità formale classica.
- Kronos Quartet (dal 1973): Forse il quartetto d’archi più influente degli ultimi 50 anni, ha sistematicamente commissionato opere a compositori di ogni estrazione e collaborato con artisti di generi diversissimi, dal rock di Jimi Hendrix al tango di Astor Piazzolla, fino alla musica folk di tutto il mondo, come nel loro album Folk Songs.
- Turtle Island Quartet (dal 1985): Questo ensemble ha fatto della fusione tra il quartetto d’archi classico e il linguaggio del jazz, del blues e del rock la sua cifra stilistica principale, vincendo Grammy nella categoria “Classical Crossover”.
- Silk Road Ensemble (fondato da Yo-Yo Ma nel 2000): Un collettivo di musicisti provenienti dai paesi attraversati dall’antica Via della Seta. Il loro lavoro è un esempio lampante di come strumenti e tradizioni musicali diverse possano dialogare, creando un linguaggio nuovo che trascende i confini geografici e culturali.
Il lavoro di Abel Selaocoe, quindi, non nasce dal nulla ma rappresenta l’espressione più recente e forse più radicale di questo impulso a rendere la musica classica un linguaggio universale, capace di parlare a un pubblico sempre più vasto e diversificato.
Condividi:
- Condividi su Facebook (Si apre in una nuova finestra) Facebook
- Condividi su WhatsApp (Si apre in una nuova finestra) WhatsApp
- Stampa (Si apre in una nuova finestra) Stampa
- Invia un link a un amico via e-mail (Si apre in una nuova finestra) E-mail
- Altro
- Condividi su LinkedIn (Si apre in una nuova finestra) LinkedIn
- Condividi su Telegram (Si apre in una nuova finestra) Telegram
- Condividi su X (Si apre in una nuova finestra) X
- Condividi su Reddit (Si apre in una nuova finestra) Reddit
- Condividi su Pinterest (Si apre in una nuova finestra) Pinterest
- Condividi su Threads (Si apre in una nuova finestra) Threads
Scopri di più da Commenti Musicali
Abbonati per ricevere gli ultimi articoli inviati alla tua e-mail.